Il Terzo Ordine dei Minimi

Charitasritagliato“Voi siete chiamati ad essere i servi fedeli di Dio e coloro i quali ripongono in Lui il proprio cuore”

(Reg Tom, I)

Il Terz’Ordine dei Minimi (T.O.M.) è un ‘associazione di laici che si propone di vivere il Vangelo secondo il modello di San Francesco di Paola. Il suo sorgere si colloca nell’anno 1501 e si deve all’iniziativa dello stesso Santo, per dare ai laici la possibilità di orientare cristianamente la propria esistenza in conformità al messaggio evangelico di carità, povertà, preghiera e penitenza. E’ il ramo secolare dell’Ordine dei Minimi, con il quale ha in comune il carisma penitenziale.

Assecondando l’insistente richiesta di vivere la spiritualità Minima nel proprio ambiente familiare, dettò alcune “norme di vita” da seguire. Inizialmente i Terziari vissero il loro ideale in forma comunitaria, in seguito invece, prevalse la forma di vita carismatica vissuta singolarmente da ognuno nella propria famiglia, riservando alcuni momenti per gli incontri comunitari.

Gli strumenti di cui si serve il Terziario Minimo per raggiungere i suoi obiettivi sono: l’intensa vita spirituale che si fonda sulle virtù (penitenza evangelica, umiltà, carità); l’assidua pratica sacramentale; la costante preghiera; l’impegno concreto di penitenza inteso come conversione a Dio e come ascesi fisica, che si apre alle necessità dei fratelli più bisognosi; la costruzione di uno stile di vita sobrio e moderato, fuggendo lo spirito consumistico e arrivista del mondo, nel quale egli sceglie di vivere come straniero e pellegrino.

  • Il primato di Dio.

La vita del terziario, come quella di ogni cristiano, deve avere come orientamento Dio e Dio solo. Si tratta di finalizzare a lui tutta la vita in un atteggiamento quasi contemplativo. La regola usa parole mirabili: “Siete tenuti a fissare in lui il vostro cuore”; “cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia”. Dalla scelta di Dio nasce l’impegno della conversione, chi ha scelto Dio come sommo bene, non può fare scelte di vita che non siano guidate da Dio stesso.

  • L‘obbligo della conversione

Nasce dall’accettazione di Dio come valore sommo cui orientare tutta la vita. Il fatto di scegliere di militare sotto una regola, comporta una chiara coscienza di decidere per una specializzazione della vita cristiana: essere cristiani di prima linea. Si tratta di agire e pensare secondo Dio.

  • Distacco dal mondo

La conversione si traduce concretamente in uno stile di vita che esprime fattivamente il distacco dal mondo, tipico dell’esperienza spirituale del Fondatore, quella che ha avuto come riferimento particolare la “grotta”. Bisogna scegliere tra Cristo e il mondo, il mondo da cui dobbiamo separarci non è il mondo in cui viviamo e dobbiamo operare, ma è la dimensione di peccato nella quale tutti siamo immersi.

  • La preghiera

La preghiera contemplativa è un elemento insostituibile della spiritualità quaresimale, che esprime l’anelito dell’uomo verso Dio.

  • L’ascesi Fisica

Altra componente importante della spiritualità penitente del paolano è l’ascesi fisica, con i sui digiuni, con l’astinenza perpetua dalle carni e dai suoi derivati, con la povertà e con ogni altra specie di mortificazioni. L’astinenza non è atto di debolezza, ma di fortezza nei confronti delle cose: è l’uomo che si riscopre signore delle cose. Ciò consente di avere un profondo rispetto per la natura.

  • Le opere di carità

Non avrebbe senso una conversione a Dio, se non ci fosse l’apertura amorosa verso i fratelli. Non servirebbe un digiuno e non ci fosse un atteggiamento riconciliato con le persone. La regola Paolana è “mite e santa”: “avrete amore scambievole fra tutti e non arrossirete a chiamarvi tra voi fratelli e sorelle. Nelle vostre tribolazioni, avversità e infermità, fatevi visite scambievolmente e confortatevi nel signore”.

L’apostolato viene esercitato nei luoghi della vita quotidiana e nelle comunità parrocchiali in cui il Terziario è inserito, come singolo o insieme ad una fraternità, in piena armonia con le altre componenti ecclesiali, seguendo lo stile di accoglienza del Fondatore e la sua “compassione” verso gli ultimi; il Terziario cerca di interessarsi dei poveri, degli ammalati, degli anziani, degli emarginati, e si adopera per l’integrale promozione umano-cristiana di quanti potrà avvicinare in umiltà e fraterna carità.

La Santa Regola del terzo ordine dei minimi si divide in 7 capitoli:

  1. L’osservanza dei comandamenti di Dio e dei precetti della Chiesa.
  2. La lode divina e i suffragi per i defunti.
  3. I sacramenti della Confessione e della Eucarestia.
  4. Rinuncia alle vanità del mondo.
  5. Digiuno, astinenza e opere di misericordia.
  6. Abito e professione.
  7. I correttori e le correttrici. Pace fraterna e santa perseveranza.

 

La prima fraternità a nascere in Calabria è quella di Catona e la signora Giuseppina Lofaro è stata la prima correttrice nel primi decenni del ‘900.

 

San Francesco di Sales

Grande maestro di spiritualità, precursore dell’informazione cattolica moderna, penna vivacissima e persuasiva, Vescovo, Dottore della Chiesa, Minimo, Patrono dei giornalisti e del Terz’Ordine dei Minimi, San Francesco di Sales fu devotissimo di San Francesco di Paola. Primogenito della nobile famiglia savoiarda di Francesco di Nouvelles, Signore di Boisy, e di Francesca di Sionnaz, Francesco nacque il 21 agosto 1567 nel castello di Sales, presso Thorens (Alta Savoia), in una terra contesa fra cattolici e protestanti e caratterizzata da aspri contrasti religiosi all’indomani di quella Riforma luterana che aveva spaccato in due l’Europa cristiana. Poco prima che Francesco nascesse, giunse in Annecy, residenza abituale del Duca Giacomo di Savoia, Anna d’Este, sua promessa sposa, la quale pretese che eccezionalmente per l’occasione venisse esposta alla pubblica venerazione dei fedeli il tesoro di famiglia più sacro, ovvero la Sacra Sindone. Tra i pellegrini che accorsero da ogni parte c’era anche l’incinta Francesca di Sionnaz che, prostrata davanti a quella sacra tela che così eloquentemente le parlava della Passione del Figlio di Dio, si commosse al pensiero del bambino che portava in grembo. Promise perciò che il nascituro sarebbe per sempre appartenuto a Gesù: lei lo avrebbe ricevuto solo in custodia, lo avrebbe educato per Lui e gliel’avrebbe poi donato. Il bambino crebbe ricevendo una raffinata ed accurata educazione, imparando quella signorilità e dolcezza di modi che lo resero poi così celebre da essere definito il Santo delle buone maniere, soprattutto per il modo con cui le coniugò con una rara fortezza d’animo e di carattere. I biografi affermano che imparò già da fanciullo il valore di quella massima che avrebbe poi sempre applicato ed insegnato: Siate quello che siete, ma desiderate di essere alla perfezione quello che siete. Gli studi universitari di giurisprudenza (il padre voleva per lui una carriera giuridica) lo portarono poi ad essere avvocato del Senato di Chambery, quelli di teologia a Parigi con maestri i PP. Maldonado (Gesuita) e Genebrardo (Benedettino), e quelli di diritto civile ed ecclesiastico a Padova sotto la guida spirituale del Gesuita Antonio Possevino. In quest’ultima città il giovane Francesco conseguì con lode la laurea e decise anche di abbracciare la vita religiosa. Infatti, nelle fasi delle sue frequentazioni accademiche, spinto da un incredibile desiderio di salvaguardare la cristianità dalla riforma protestante portata avanti da Calvino e dai suoi seguaci, si interessò di teologia iniziando così la sua vocazione sacerdotale ma deludendo anche le aspettative paterne. Nel soggiorno parigino, tra il 1586 e il 1587, Francesco attraversò una grave crisi spirituale e un giorno, davanti ad un altare della Madonna, trovò un foglio ad uso dei fedeli sul quale c’era scritta questa bella ed antica preghiera con la quale si chiedeva alla Vergine di ricordarsi che non si è mai inteso dire che uno, dopo essere ricorso alla Sua protezione, sia stato abbandonato … . Francesco la recitò piangendo e non venne abbandonato. Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1593 dal Vescovo di Ginevra Claudio di Granier, il successivo 21 celebrò la sua prima Santa Messa.Divenne Prevosto del Capitolo di Ginevra (esiliato da Annecy perché detta città si era data al calvinismo), ricevendo l’incarico di evangelizzare il Chiablese, riconquistato con la forza dai Savoia, nel quale egli trovò una situazione sociale difficile: i cattolici erano circa cento, a Thonon non c’erano chiese, non si avevano risorse e l’ostilità era immensa. Don Francesco si mise all’opera armato solo di una profonda fede e di una infinita pazienza, con il risultato che quattro anni più tardi, grazie a questo profeta disarmato, il Cattolicesimo ritornò nel Chiablese. Quanto a fondo e lontano egli fosse andato nella sua opera di evangelizzazione, lo provò il fatto che riuscì persino a recarsi a Ginevra per incontrare Teodoro Beza, successore di Calvino, e lo condusse alla soglia della conversione. Desideroso di recuperare quante più anime possibili alla causa di Cristo, da zelante sacerdote ed instancabile lavoratore, visti gli scarsi frutti ottenuti dal pulpito, iniziò l’attività di pubblicazione delle verità della fede cattolica spiegandole in maniera semplice ed efficace in volantini che egli stesso faceva scivolare sotto le porte delle case ed affiggeva ai muri delle strade (primo esempio di stampa periodica per la cui opera di comunicazione sociale il papa Pio XI lo nominò nel 1923 Patrono dei giornalisti italiani). Il suo costante pensiero fu inoltre rivolto alla condizione dei laici, all’idea di sviluppare una predicazione e un modello di vita cristiana alla portata anche delle persone comuni immerse nella difficile vita quotidiana. Proverbiali divennero i suoi insegnamenti, pervasi di comprensione e dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che a supporto delle azioni umane vi fosse sempre la provvidenziale presenza divina. Affermava spesso: Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore. I suoi enormi sforzi e i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio, a Vescovo coadiutore di Ginevra (ossia ausiliario e assistente del Vescovo titolare Claudio di Granier). La sua carriera era solo in ascesa: tre anni dopo infatti, in data 15 luglio 1602, divenne Vescovo titolare di Nicopoli all’Jantra e, dopo appena due mesi, esattamente l’8 dicembre 1602, a seguito della morte di Claudio di Granier, Vescovo effettivo di Ginevra consacrato dall’Arcivescovo di Vienne Vespasiano Gribaldi,. Nel suo ministero episcopale, nella sua diocesi Francesco si spese per l’introduzione delle riforme promulgate dal Concilio di Trento, ma nel suo complesso la città rimase comunque in mano ai riformati, e il novello Vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annecy, sulle rive del lago omonimo. Divenne il direttore spirituale di San Vincenzo de’ Paoli e, nel corso della sua missione di predicatore, nel 1604, conobbe a Digione la nobildonna Giovanna Francesca Frémiot, vedova del barone de Chantal, con la quale iniziò una corrispondenza epistolare ed una profonda amicizia che sfociarono nella fondazione dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria.Nel 1617, nella chiesa conventuale di S. Andrea in Grenoble, Francesco entrò nel Terzo Ordine dei Minimi, ricevendo inginocchiato dinanzi il Mantello di San Francesco di Paola il cordone da Padre Antonio de Billy, Correttore del citato convento di de la Plaine. Egli era inginocchiato dinnanzi alla reliquia del Mantello di San Francesco di Paola tutt’assorto nella preghiera. Il popolo avido di vedere la reliquia s’avvicina in folla e si pigia attorno al santo Vescovo, in modo così indiscreto da calpestargli le vesti e persino le gambe; altri appoggiandosi sulle sue spalle lo urtavano e lo spingevano … . Eppure in mezzo a tanto tumulto, nella sua pazienza e calma non disse una parola, non fece un movimento per trattenere quella ressa del popolo! Nel fare infine le dovute scuse al Prelato all’uscire dalla chiesa, i religiosi Minimi furono edificati da queste sue parole: Ognuno deve appagare la propria devozione, non è forse vero? Io posso assicurarvi che non mi sono occupato di quelli che mi attorniavano: io non pensavo che a San Francesco di Paola che mi dava il suo abito e la sua figliolanza obbligandomi con vincoli interni ed esteriori a considerare tutti i Minimi quali miei fratelli. Da allora, ogni qualvolta incontrò un religioso dell’Eremita, mostrando il cordone sotto il rocchetto, Francesco gli diceva gloriandosi Vedete che anch’io son Minimo, anch’io sono Minimo e non solo di nome. Mons. Francesco di Sales morì a Lione l’11 dicembre 1622 e la sua salma fu trasportata ad Annecy  il 24 gennaio 1623, ove venne posta alla venerazione dei fedeli nella basilica della Visitation, sulla collina adiacente alla città, e poi sepolto il 29 gennaio 1623 nella chiesa locale a lui dedicata. Il suo cuore incorrotto si trova nel Monastero della Visitazione a Treviso. Fu beatificato il 18 dicembre 1661 a soli 39 anni dalla morte ed iscritto ufficialmente nel registro dei beati l’8 gennaio 1662 da Papa Alessandro VII, il quale lo canonizzò il 19 aprile 1665 con festa assegnata al 29 gennaio, che l’intero Ordine dei Minimi cominciò a celebrare per concessione del medesimo Alessandro VII con Bolla del 10 settembre 1706. San Francesco di Sales venne venerato nella chiesa del convento degli Angeli Custodi dei Minimi sul Wieden a Vienna, ove un suo quadro era collocato su un altare laterale di fronte alla tela che raffigurava San Francesco di Paola. Tutto ciò fini alla confisca messa in atto dall’imperatore Giuseppe II nel 1784 ed alla successiva espropriazione del 1796. San Francesco di Sales fu proclamato Dottore della Chiesa da Pio IX il 19 luglio 1877. Come sopra accennato, in occasione del terzo centenario della sua morte, il 26 gennaio 1923 Pio XI lo commemorò con l’enciclica Rerum Omnium Perturbationem, con la quale lo proclamò Patrono dei giornalisti e di tutti quei cattolici che, con la pubblicazione o di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina. A seguito poi del voto espresso nel I Convegno Nazionale del T. O. M. tenuto a Roma il 23-24 aprile 1967, su devota supplica del 29 gennaio 1968 di Padre Francesco Maria Savarese, Correttore Generale dell’Ordine dei Minimi, con il Breve Apostolico Omnes quidem del 2 febbraio 1968, il Santo Padre Paolo VI ha dichiarato e costituito San Francesco di Sales (e Santa Giovanna di Valois) Celeste Patrono Principale del Terzo Ordine dei Minimi. Nell’Albero della Religione di San Francesco di Paola la sua didascalia riferisce che fu Fondatore delle Suore della Visitazione. Morto nel 1622, fu canonizzato da Alessandro VII il 19 aprile 1665. Attributi iconografici: capo raggiato, mani incrociate sulla mozzetta dotata di croce, fronte alta, barbato. Le sue principali opere, oltre a moltissime lettere, l’Introduzione alla vita devota (Filotea), cioè l’apertura delle vie dell’ascetica ai laici, il Trattato dell’amore di Dio (Teotimo), l’essenza della vita spirituale nell’amore di Dio, i Trattenimenti Spirituali, sono testi fondamentali della letteratura religiosa di tutti i tempi (TESTO TRATTO DAL SITO www.terziariminimipaola.it).

francesco di sales

Santa Giovanna di Valois

Secondogenita del crudele ed assolutista re di Francia Luigi XI di Valois e di sua moglie Carlotta di Savoia, Giovanna nacque il 23 aprile 1464 a Nogent-le-Roy, con gran delusione del padre che desiderava invece un maschio ed immensa gioia di Carlotta, seconda moglie del sovrano. Il 19 maggio dello stesso anno, a soli ventisei giorni dalla nascita, per fini politici la bambina fu destinata da Luigi XI a futura sposa del cugino Luigi II, Duca di Orléans, che allora aveva solo due anni (il futuro Luigi XII di Francia). Giovanna trascorse i primi anni nel castello di Amboise, lontano dalla corte, e quando il padre si rese conto della sua malferma salute e della deformità del suo corpo, la allontanò ulteriormente da sè affidandola nel 1469 alle cure del cugino Francesco di Beaujeu e di Anna di Culan, signori del castello di Linières, presso Bourges. A sei anni, invitata dal re a nominare un confessore, la bambina scelse il francescano Giovanni de la Fontaine e un giorno, dopo aver recitato una preghiera, ella sentì queste parole: Per le piaghe di mio Figlio tu avrai la madre. Supplicando poi a sette anni la Madonna affinché le insegnasse il modo per piacerLe ancor più, Giovanna si sentì  rispondere: Figlia mia, non piangere. Verrà il tempo in cui fuggirai da questo mondo di cui temi i pericoli, istituirai un Ordine di religiose intento a cantare le lodi di Dio ed a camminare sulle mie orme. Dopo queste Celesti parole la giovane principessa lasciava i suoi appartamenti solo per recarsi in chiesa a pregare, ma la ferrea volontà di suo padre, che non l’amava e la disprezzava, le impedì di dedicare la sua vita al Signore. Infatti, privilegiando gli interessi della politica anziché le inclinazioni della figlia, Luigi XI la obbligò a nove anni a sposare con atto civile l’undicenne Duca di Orléans malgrado l’opposizione e le resistenze della madre di questi, Maria di Clèves. Il menzionato contratto matrimoniale fu predisposto il 28 ottobre 1473 e, ottenute le necessarie dispense papali e firmato poi l’imposto documento il 21 agosto 1476 dal re ed il successivo giorno 28 dalla citata Maria di Clèves, le nozze furono celebrate l’8 settembre 1476 nella cappella del castello di Montrichard, senza alcun apparato ed in una sorta di costernazione, visto che Luigi XI non fu presente alla cerimonia e lo stesso Duca di Orléans ritenne di dover protestare per la violenza che gli veniva fatta a causa dei difetti fisici della sposa. Nel castello di Linières Giovanna trascorse ben quattordici anni nella preghiera e nell’esercizio di tutte le virtù, sempre malvista dal genitore – oltre che per i suoi mali fisici – anche per la sua tendenza al ritiro ed alla devozione. L’avversione del padre nei suoi confronti arrivò al punto che il governatore della principessa quando s’incontrava con il re, era costretto a nasconderla sotto il suo mantello. Anche dopo le nozzeLuigi d’Orléans trascurò e si mostrò sempre freddo con la moglie che, dopo un breve soggiorno a Blois, tornò a condurre la sua vita di preghiera nel castello di Linières. Si può certamente affermare che Giovanna di Valois, anima veramente grande, nata al dolore ed al sacrificio, soffrì sempre: soffrì per parte del padre Luigi XI, per lo sposo Luigi d’Orlèans, che, salito poi al trono, si mostrò generoso con tutti i suoi nemici (tranne che con la moglie) con la famosa frase un re di Francia non ricorda le ingiurie fatte al duca d’Orléans, come regina di Francia e come Fondatrice delle religiose dell’Annunziata. Soddisfatto nelle sue deficienze di spirito e di coscienza, il 30 agosto 1483 Luigi XI morì cristianamente tra le braccia di San Francesco di Paola, Taumaturgo chiamato per la guarigione dai suoi mali fisici,  e Anna di Beaujeu, sorella maggiore di Giovanna, assunse la reggenza del regno in attesa della maggiore età di Carlo VIII. Insofferente all’autorità dei cugini Anna di Beaujeu e del fratello, Luigi d’Orlèans ordì una congiura assieme ad altri signori di Nantes (guerra franco-bretone del 1485-1488), ma venne sconfitto a St-Aubin-du-Cormier, fatto prigioniero e rinchiuso nella torre di Lusignan, presso Poitiers. Fu poi perdonato e rilasciato nel 1491 grazie all’intercessione presso i fratelli di Giovanna, che durante i tre anni di prigionia del marito visse ritirata facendo la sua solenne entrata ad Orléans nel 1493. Fu nuovamente abbandonata quando Luigi seguì Carlo VIII in Italia (1494-95).Alla morte di Carlo VIII, sopraggiunta il 7 aprile 1498 in Amboise, Luigi d’Orléans divenne re di Francia con il nome di Luigi XII e la moglie Giovanna, che in ventidue anni di matrimonio non gli aveva dato figli, fu esclusa dalla cerimonia di incoronazione celebrata a Reims il 27 maggio 1498. Il neo sovrano di Francia decise di far immediatamente annullare da papa Alessandro VI il matrimonio per poter sposare Anna di Bretagna,vedova di Carlo VIII, giurando davanti a testimoni che era stato costretto a contrarre matrimonio con Giovanna di Valois, di non aver mai coabitato con lei, oltretutto incapace di maternità. Luigi XII ottenne ben presto la costituzione di un tribunale ecclesiastico per giudicare la validità della sua unione con Giovanna, la quale il 10 agosto 1498 rispose alla citazione ricevuta pronunciando nella chiesa di Saint-Gatien di Tours una solenne protesta perché la sua testimonianza e quella del re differivano incredibilmente: ella dichiarò che il matrimonio fu legittimamente consumato, mentre suo marito affermò il contrario. La stessa Giovanna pretese il ramentum veritatis, che Luigi XII non esitò a concedere e quando il 17 dicembre 1498 le venne comunicato nella chiesa di Saint-Denis ad Amboise che non era più la regina di Francia, diede prova di una singolare grandezza d’animo accettando come un beneficio la dichiarazione di nullità del suo matrimonio ad opera della commissione papale con queste parole: Benedetto il Signore che ha permesso questa separazione per aiutarmi a servirLo meglio di quanto non abbia fatto finora.  Giovanna confiderà più tardi al suo confessore: In quel momento nostro Signore mi fece la grazia che quando udii la notizia, mi mise nel cuore il convincimento che Dio aveva permesso ciò affinché io potessi fare del bene, come avevo tanto desiderato. Ho considerato che ero rimasta con il re mio marito per ventidue anni, durante i quali non avevo potuto fare gran che di bene, né alcuna di quelle cose che avevo desiderio di fare; ora però potrò prendermi la rivincita e varrà la pena di vivere virtuosamente visto che sono sottratta alla soggezione di un uomo. Il 26 dicembre successivo Luigi XII concesse all’ex moglie l’usufrutto del Ducato di Berry e Giovanna si ritirò il 12 marzo 1499 nel castello di Bourges, che il sovrano le diede per appannaggio con altre terre assieme ad una pensione di 12.000 scudi. La duchessa fu amorevolmente ricevuta dagli abitanti della città, nella quale visse gli ultimi anni di vita come una benefica protettrice tra mortificazioni corporali, amministrando il ducato con saggezza, giustizia ed una generosità senza limiti. La peste scoppiata tra il 1499 e 1500 le permise di dare la misura della sua carità e delle sue numerose attività assistenziali. Ricordiamo l’introduzione delle cure a domicilio dei malati poveri e degli appestati, la ricostruzione delle case incendiate, il riordino dei salari dei lavoratori, la rieducazione delle giovani cadute, il rifiorimento del Collegio di Santa Maria, la creazione di borse di studio per studenti bisognosi e infine la riforma dei conventi. A fronte di tante benefiche attività, Dio le concesse il dono dei miracoli: furono molti gli ammalati che a contatto con le sue mani recuperarono la salute corporale. Giovanna macerava inoltre il suo fragile corpo con cilici e vestiti grossolani, mangiava cibi molto ordinari e si asteneva dalle carni, dal burro e dalle uova nei giorni di magro secondo la Regola di San Francesco di Paola, suo angelo consolatore nella lunga prova della sua vita, direttore e padre spirituale della sua coscienza nelle dolorose fasi del processo canonico per il riconoscimento di nullità del suo matrimonio con Luigi XII. L’ex regina di Francia si recava tutti i giorni a trovare l’Eremita nel convento di Gesù e Maria di Plessis les Tours e con i suoi consigli spirituali il Paolano le rese l’animo forte e nobile, il cuore compassionevole per gli infelici trasmettendole un orrore istintivo per il peccato e la capacità di soffrire le avversità della vita senza mai lamentarsi. Da Bourges Giovanna consultò molto spesso con lettere San Francesco di Paola, in particolar modo quando pensò di istituire l’Ordine femminile dell’Annunziata. Quando il Paolano ne avallò il disegno, ella lo sottopose all’approvazione del suo confessore, il francescano Gilberto Nicolas, il quale le suggerì di fondare un monastero di Clarisse, come aveva fatto a Parigi sua madre Carlotta di Savoia. Giovanna così gli rispose: Se è volontà di Gesù Cristo e della Vergine Maria, essi mi assisteranno in tutte le opposizioni e le difficoltà che nell’opera incontrerò. La Duchessa si ammalò gravemente e quando ella capì che la causa della malattia era da ricercare nell’opposizione del suo confessore alla fondazione dell’Ordine mariano femminile, seguì l’ispirazione divina recuperando a poco a poco la salute. Il 21 maggio 1500Padre Gabriele Maria (questo il nuovo nome come Superiore dell’Ordine del suo confessore Gilberto Nicolas) si recò a Tours in cerca di novizie. Ne raccolse infatti undici, dai nove ai quattordici anni, primizie dell’Annunziata, che Giovanna adottò, visitandole ogni sera e associandole alle sue devozioni, facendo anche elaborare una Regola dopo aver udito le parole della sua voce interiore: Fa scrivere tutto ciò che nel Vangelo è scritto che io ho fatto in questo mondo, fanne una regola trovando il modo di farla approvare dalla Sede apostolica. E sappi che, per tutti coloro che la vorranno osservare, ciò significherà essere nella grazia di Gesú mio figlio e mia e sarà la via sicura per adempire ai desideri di mio figlio e miei. Docile a questa ispirazione di Giovanna, Padre Gabriele Maria prese dal Vangelo i dieci capitoli che parlano della Vergine e, con il suo consenso, articolò su di essi la Regola dell’Ordine che il Padre Morin portò a Roma per l’approvazione papale. Poiché il IV Concilio del Laterano proibiva la fondazione di nuovi Ordini, i Cardinali si opposero alla sua istituzione, ma grazie all’aiuto di Giambattista Ferrier, Vescovo di Modena ed amico di Alessandro VI, il 15 febbraio 1501 furono superate tutte le difficoltà. Rientrando in Francia Padre Morin smarrì il testo, turbando profondamente Giovanna, ma Padre Gabriele Maria si rimise all’opera e, dopo aver redatto il nuovo testo della Regola – detta delle Dieci Virtù o Piaceri della Beata Vergine Maria e cioè la castità, la prudenza, l’umiltà, la povertà, l’obbedienza, la pazienza, la fede, la devozione, la carità, la pietà, perché l’Ordine dell’Annunziata ha come finalità propria piacere a Cristo, imitare la Madre sua e da lei apprendere, in tutte le virtú, a vedere il piacere di Dio -,si recò personalmente a Roma per perorarne l’approvazione. La Regola fu approvata nel febbraio 1501. Nell’agosto 1502 Giovanna decise di erigere un convento: si presentarono nuove vocazioni ed alcuni miracoli ne facilitarono la costruzione. Una giovane, a letto con la febbre alta, guarì all’istante non appena le venne posto il libro della Regola sulla testa. In poco tempo la comunità giunse a comprendere ventuno religiose e Caterina Gauvinelle di Amboise ne divenne la prima madre in cella, mentre Giovanna, per dare a tutte le novizie l’esempio del sacrificio, pronunciò i voti il 26 maggio 1504 assumendo il nome di Suor Gabriella Maria. Il 3 dicembre 1503, con lettere patenti firmate a Lione, Luigi XII approvò la fondazione della sua carissima e amatissima cugina Giovanna di Francia, duchessa di Berry prendendo il convento sotto la sua protezione e salvaguardia speciale. Il 9 novembre 1504 cinque religiose emisero la professione e il successivo 21 novembre le religiose entrarono in clausura. Se con il permesso del re Giovanna fece costruire a Bourges un monastero adiacente al suo palazzo, ella non ebbe il tempo di costruirne altri perché le penitenze, i digiuni e il mal di cuore le fecero diminuire le forze, ma nonostante questo fu devotissima dell’Eucarestia, del Sacro Cuore e della Passione di Gesù. Un giorno, durante la celebrazione della S. Messa, le furono mostrati dal Signore e dalla Madonna due cuori: esortata ad aggiungervi il suo, la Duchessa ebbe la sensazione con sua grande sorpresa di esserne priva tanto era misticamente unito a quello di Gesù. Giovanna volle prepararsi alla morte, che sentiva ormai vicina, intensificando l’istruzione alle sue figlie spirituali. Infatti, nell’ultima visita che fece loro, tenne un ardente discorso sulla necessità dell’imitazione di Gesù e Maria e il 22 gennaio 1505, ultimate le sue ultime raccomandazioni, si fece ricondurre nel suo palazzo ordinando che fosse murata la porta di accesso al monastero e, dalla festa di S. Agnese fino al trapasso, volle che tutti i giorni le fosse portata la comunione. Il 5 febbraio 1505, all’istante del suo decesso, una straordinaria luce apparve nella sua stanza per circa un’ora e mezza assieme ad una nuvola estremamente chiara posatasi sul monastero delle sue religiose. Annotiamo inoltre che, mentre Giovanna spirava, una cometa trascinava la sua coda fiammeggiante sulla reggia di Luigi XII, il quale, assalito da un tardivo ma sincero pentimento, si affrettò a scrivere una lettera agli abitanti di Bourges per invitarli ai più che solenni funerali preparati per suo ordine alla ex moglie. Dopo la morte il corpo di Giovanna di Valois fu trovato cinto da una catena di ferro, che aveva provocato diverse piaghe, e rivestito di un ruvido cilicio su cui erano sovrapposti, dalla parte del cuore, cinque chiodi d’argento. La Duchessa venne rivestita come le sue religiose di veste grigia, scapolare scarlatto, zimarra (sopraveste) azzurra e manto bianco. Luigi XII le fece mettere sul capo la corona regale e sulle spalle un mantello di velluto violetto cosparso delle armi della Francia. Il corpo della ex regina rimase esposto nella cappella ardente per dodici giorni ed il feretro, trainato da quattro mule bardate a lutto e protetto da un padiglione sorretto da quattro baroni del Berry, fu poi deposto sotto il coro della chiesa delle religiose dell’Annunziata, ove restò cinquantasei anni senza alcuna traccia di corruzione, finché gli Ugonotti nel 1562 ne violarono il sepolcro, sul quale si erano verificati molti miracoli, ne bruciarono il corpo disperdendo le ceneri al vento. Introdotta da Urbano VIII il 13 maggio 1632, la causa del culto portò alla beatificazione di Giovanna di Valois il 21 aprile 1742, sotto il papato di Benedetto XIV, che con rescritto del 7 maggio 1745 concesse all’Ordine dei Minimi di solennizzarne la festa, e si concluse poi con la sua canonizzazione il 28 maggio 1950 sotto il pontificato di Pio XII. Alla vigilia della Rivoluzione Francese l’Ordine dell’Annunziata contava 45 case in Francia e nei Paesi Bassi. Oggi ne possiede ancora sei.Poiché Santa Giovanna di Valois fu una fedele imitatrice della santità e delle virtù di San Francesco di Paola, a seguito del voto espresso nel I Convegno Nazionale del T. O. M. tenuto a Roma il 23-24 aprile 1967, su devota supplica del 29 gennaio 1968 di Padre Francesco Maria Savarese, Correttore Generale dell’Ordine dei Minimi, con il Breve Apostolico Omnes quidem del 2 febbraio 1968, il Santo Padre Paolo VI ha dichiarato e costituito Santa Giovanna di Valois (e San Francesco di Sales) Celeste Patrona Principale del Terzo Ordine dei Minimi. La sua festività ricorre il 4 febbraio. Nell’Albero della Religione di San Francesco di Paolala sua didascalia riferisce che fu figlia, sorella e sposa di re. Fondò l’Ordine dell’Annunziata. Attributi iconografici: capo aureolato, abito da religiosa, mano destra aperta e libro sotto la mano sinistra. Protettrice di coloro che soffrono nell’abbandono, nell’umiliazione e nell’indigenza, Santa Giovanna di Valois, chiamata la Cenerentola della famiglia reale, non si risparmiò per stimolare tutti a vivere secondo i dettami del Vangelo e, attraverso la pace dello spirito, raggiungere anche la tranquillità sociale (TRATTO DAL SITO www.terziariminimipaola.it).

SANTA GIOVANNA DI VALOIS